Emozioni dal territorio
Eravamo quattro amici…


logo_melograno“Eravamo quattro amici al bar…”
Così canta Gino Paoli in una sua famosa canzone di qualche anno fa. Anche noi eravamo quattro amici qualche anno fa. Non eravamo al bar ma ci incontravamo in casa di don Pietro D’Aleo, giovane parroco allora, della nostra parrocchia della chiesa dell’Ecce Homo di Cinisi. Gli altri tre amici eravamo Michele Lo Coco e sua moglie Giusy, li contiamo per uno, Giuseppe Raia ed io.

Ci si ritrovava molto spesso per organizzare attività parrocchiali, si stava insieme e si sperimentavano idee nuove. Così un giorno sentimmo il desiderio e anche il bisogno di mettere insieme un foglio che potesse servire come strumento per la comunità parrocchiale per comunicare gli appuntamenti, le iniziative e anche le riflessioni di ognuno.

Bisognava pensare un nome da dare al foglio parrocchiale. E come spesso succede in questi casi tra amici che discutono animatamente non si sa bene a chi venne l’idea, ma tra una proposta e l’altra qualcuno disse: Che ve ne sembra di intitolarlo “il melograno “?

La proposta piacque subito, anche per la motivazione che si diede: il frutto rappresenta l’unione di tanti chicchi che vogliono significare l’unità della chiesa e quindi la voce dei fedeli.

Riuscimmo a coinvolgere un giovane studente, figlio di Giuseppe che era abile dilettante disegnatore di fumenti e gli affidammo il compito di disegnare un melograno. Il suo disegno molto bello lo abbiamo messo accanto al titolo e così la testata del foglio era già pronta.

Gli anni sono passati da allora, eravamo quattro amici. Oggi il foglio è curato dai giovani della nostra parrocchia, si è arricchito di altre pagine e il logo del melograno è stato realizzato con i moderni mezzi di grafica computerizzata.

Io non voglio qui parlare del “giornalino parrocchiale” ma sottolineare un filo rosso che si collega alla storia recente della nostra parrocchia.

Quel filo rosso è proprio il logo del melograno.

Non sapete quanta emozione ha suscitato in me quando ho visto che si è scelto questo simbolo per descrivere tutte le iniziative che sono legate alla realizzazione concreta di un sogno: la costruzione della nuova chiesa intitolata a Redemptoris mater, che quanto prima sorgerà a Piano Peri.

Il simbolo questa volta è accompagnato da una scritta Noi Pietre vive.

Quei chicchi hanno preso forma e consistenza, sono diventate le pietre del nuovo edificio che vogliono comunicare ancora una volta non solo l’unità dei fedeli ma sono espressione di un rinnovato messaggio d’amore per tutti. Un edificio che è luogo di culto e casa accogliente, pietre che parlano dell’uomo e di Dio, segno riconoscibile di una comunità che vive con gioia l’esperienza del Vangelo.

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Il succo rosso dei chicchi del melograno si è trasformato in sangue che palpita nelle vene dei fedeli per dare linfa vitale al dono che Dio ha voluto consegnare al suo popolo.

Che storia quella del nostro melograno! Che miracolo! Chi lo avrebbe mai pensato che ancora oggi avremmo scritto di lui ripescando la storia di quattro amici…in canonica.

È il bello della vita, con le sue sorprese, il suo mistero, per noi uomini, ma è sempre una bella storia perché è già scritta da Dio che da sempre conosce la sua storia e il cuore degli uomini.

Chissà se si potesse realizzare in un angolino della chiesa nuova un segno di questa piccola storia…per comunicare alle future generazioni che i sogni, se sono sinceri e vissuti con fede, si possono realizzare, magari per vie imprevedibili, ma sempre attraverso l’Amore di Dio.

Mario Talluto, il quarto amico.

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